Un gruppo di Amici, un sogno, una Squadra vincente

Il CdG Cavaria riprende vita in un bar, supportato negli anni da Oratorio e Attività del Paese, ed ha un solo obiettivo, vincere per arrivare nella serie A del campionato CSI

 

Nessuno di noi, della squadra, è un giornalista, nessuno è un opinionista e, se proprio volessimo essere pignoli, nemmeno un calciatore.

Siamo solo dei ragazzi che si divertono a giocare a pallone e che vorrebbero far conoscere alla comunità ciò che stanno provando a realizzare.

All’oratorio Pier Giorgio Frassati di Cavaria c’è una squadra di ragazzi che gioca a calcio, in particolare nel campionato CSI Open di calcio a 7, sotto il nome di CdG Cavaria.

Ci riteniamo dei “giovani di belle speranze” – anche se, forse, giovani ormai non siamo più – che nel 2013 ha avuto la pazza idea di rimettere in piedi la Squadra, ricercando le glorie di una categoria che a Cavaria era assente da diverso tempo.

Tutto nacque in un bar, tra le chiacchiere, i sogni e i vaneggiamenti che tra una birra ed un’altra stavano aiutando a partorire idee sempre più assurde. Dopo il viaggio a Las Vegas vestiti da pinguini per i festeggiamenti di un futuro addio al celibato, eccola, l’epifania. L’idea di riprendere a giocare a pallone è stata come una folgorazione, sapevamo esattamente cosa volevamo fare, dove volevamo arrivare e in quanto tempo avremmo dovuto raggiungere l’obiettivo.

Le ginocchia scricchiolavano, il fiato si faceva corto, almeno per qualcuno. Di lì a poco, la proposta prese vita con l’obiettivo di fare il salto di qualità in massimo sei anni. Dopo 6 anni dall’inizio dell’avventura, partendo dal gradino più basso della scala gerarchica del Calcio, il campionato CSI Open serie D, avremmo dovuto vedere la promozione in serie A (sempre categoria Open s’intende).

Il progetto era sfidante, i tempi stretti. Dovevamo mettere in piedi una squadra, trovare dei dirigenti che tenessero a freno le nostre teste matte, un allenatore capace che riuscisse a spremere il meglio fuori dalle nostre limitate capacità.

Dopo pochi mesi, all’inizio della stagione 2013/14, ci iscrivemmo alla serie D (che è paragonabile ad un qualsiasi girone infernale dantesco).

Ex calciatori, colmi di esperienza ma poveri di forma fisica, protagonisti di questa categoria, decidono le sorti della malcapitata squadra Novella.

Non avevamo i dirigenti, né, tantomeno, l’allenatore. Solo una gran voglia di vincere e raggiungere la vetta. La squadra contava una decina di uomini, appena sufficienti a scendere in un campo dove si giova in 7. Militavamo con divise anni ’90 e condizioni fisiche precarie. Uno di noi, addirittura, si è inventato allenatore e ha fatto egregiamente il suo sporco lavoro, nominando persino un vice (panchinaro) che lo sostituisse durante le partite.

Eravamo autogestiti, ci allenavamo a colpi di partitelle, torelli e svariate ore di “Volo”. Gli obiettivi di quell’anno, forzatamente, si sono dovuti ridimensionare. Non avevamo allenatori alla nostra porta e, parafrasando Jonny Depp in “Blow”, ci accorgemmo che l’ambizione, forse, aveva superato il nostro talento.

Ci classificammo quinti nel Girone Open D4.

Ciò nonostante, il secondo anno inizia nuovamente carico di speranze. La campagna acquisti (fatta al bar) si rilevò un successo, portando ossigeno ai pochi giocatori grazie a nuovi innesti e un programma di allenamento rivisto, più severo, ma ancora affidato alla sorte, così come gli imprevisti del Monopoli.

Quell’anno, tuttavia, la sorte era dalla nostra parte, e si chiuse la stagione con la giovane squadra di Cavaria classificata seconda. Fu la prima promozione, un piccolo passo per ogni giocatore, un grande passo per la Squadra.

Terzo anno, carichi ed esaltati come bambini la mattina di Natale, decidemmo di svoltare, l’allenamento doveva cambiare radicalmente se volevamo crescere ancora, e anche noi. Era tempo di “darci un tono”. Un grande sponsor decide di aiutarci e, da buoni spendaccioni, abbandoniamo le divise che pizzicavano come lana di vetro e pesavano come una cotta d’arme, smettiamo di sembrare goffi e iniziamo ad avere quel “tocco in più” anche nello stile. Divise nuove. Al bar, dopo la terza Birra media, la squadra associa ai colori sociali il design della divisa.

Oltre allo Sponsor e alle nuove divise, riuscimmo a ingaggiare un allenatore ed un dirigente sportivo. La Squadra cominciava a prendere una forma concreta, si stava definendo una struttura, che non avrebbe fatto altro che migliorare col tempo. Anche il gioco cominciava ad avere degli schemi prestabiliti, testati in allenamento e verificati in partita, un gioco che solo qualche mese prima era casuale come le estrazioni del bingo.

Il campionato, difficile, impegnativo e dalla classifica corta fino all’ultima giornata, si conclude con un posizionamento al terzo posto per la Squadra. Avevamo perso la battaglia, ma eravamo ancora in guerra per la promozione in A da lì a tre anni.

All’inizio del quarto anno, giocare insieme inizia ad essere spontaneo e molto più facile. Ci si intende, si conoscono pregi e debolezze, piedi buoni e piedi da evitare come la peste. Anche gli avversari cominciano ad essere conosciuti e la stagione 2015/16, si rivela l’anno della consacrazione.

Le vittorie fioccano, il gioco è quasi sempre impeccabile, facile e divertente da vedere. La Squadra merita di salire sul primo gradino del podio ma, una serie sfortunata di eventi, ci porta a classificarci terzi, a soli due punti dalla testa.

Boicottaggi di alcune squadre, biscottoni e scontri diretti falsati, purtroppo, danneggiano la classifica e, con questa, anche la nostra promozione.

Il CSI osserva, scruta silenzioso servendosi di divini poteri dategli in prestito da chi ha più esperienza nel guardare dall’alto e chiede diversi incontri con la società. Allenatore, Dirigente e Presidente in carica, chiamati ad esporre la loro versione dei fatti al CSI Building di Varese durante meeting segreti, così segreti che l’esatta ubicazione del Santo Graal è una chiacchierata dal parrucchiere, confermano i sospetti della federazione.

La squadra, nel mentre, ignara di ciò che accadeva da qualche giorno presso la sede del CSI, si inventa di organizzare, insieme all’AVIS, un torneo di calcio per festeggiare il 90esimo dell’associazione. Ricevuta la benedizione di Suor Patty, il torneo viene organizzato e la Squadra ripaga la fiducia riposta dall’oratorio gestendo al meglio la situazione. Griglia, birra e calcio in quattro belle serate d’estate, cos’altro sarebbe servito? Sicuramente, se ci fosse stato il bel tempo, al posto della pioggia, sarebbe stato più soddisfacente, ma si è rivelato comunque un successo ed ha fruttato un’ottima pubblicità per la Squadra e per l’Oratorio. Il ricavato delle serate è stato impiegato in opere di miglioramento per la struttura sportiva oratoriale. Principalmente, l’evento ha creato spirito di coesione e tanto buon umore.

Il tutto è stato deliziosamente coronato, alla fine dell’ultima serata e dopo le premiazioni del torneo, dal frutto delle riunioni della dirigenza con i vertici del CSI di Varese: l’inattesa e meritata, seppur donata, promozione in Serie B.

Ed è iniziato così, dunque, questo quinto anno di avventura. Pensavamo che non saremmo più riusciti a raggiungere l’obiettivo della serie A in 6 anni e, invece, siamo ancora in gara, possiamo ancora farcela. Questo è l’anno in cui crediamo di fare bene, di poter raggiungere la meta e, soprattutto, di dimostrare che siamo validi e meritevoli. Stiamo iniziando a raccogliere i frutti di quello che abbiamo seminato, timidamente, qualche anno fa con impegno, lavoro e anche qualche sacrificio. 

Per finire, ci siamo classificati nuovamente terzi in classifica Open B3.

Abbiamo ancora un anno per rggiungere l’obiettivo. Ce la faremo!

Inoltre, altra novità di quest’anno, anche l’oratorio ha iniziato a credere in noi, non soltanto sul campo da calcio, ma anche nelle aule decisionali, invitandoci a partecipare alle riunioni di amministrazione, dandoci la possibilità di avere un peso nelle scelte, nelle proposte di nuove iniziative e di poter aiutare a riportare in auge quello che una volta era un ricco e florido ambiente di bimbi e famiglie. La Squadra ringrazia di cuore, è un passo importante e incoraggiante, faremo del nostro meglio per essere all’altezza della fiducia che ci avete concesso.

Molti di Voi iniziano a seguirci partecipando alle partite (che ricordo essere a Cavaria alle 17:00 quando giochiamo in casa) e per questo vi ringraziamo.

Un grazie speciale va anche alle nostre ragazze e alle mogli che ci supportano e sopportano. Sono sicuramente parte integrante di questa società, tifando e animando ogni singolo evento degno di nota per loro (tendenzialmente commenti puramente estetici degli atleti e non).

Ringraziamo le piccole attività del paese che ci hanno aiutato e tuttora ci aiutano a portare migliorie laddove sono necessarie.

Grazie di cuore a tutti, Vi aspettiamo numerosi.

FORZA CAVARIA!

#CUOREGIALLOBLU

La B….romozione

Promozione in serie B

Di seguito il pensiero di uno dei capisaldi della squadra, un pilastro (figurativamente, ma anche in campo), un veterano, un grande amico:

Se l’avete pensato almeno una volta, allora fareste meglio a smettere.
“Ma chi me lo fa fare?”. No, questa frase non può convivere con il nostro spirito.
Ci appendiamo alle reti del campo con la testa ciondolante, sentiamo Bruciare i muscoli delle gamBe e i polmoni, aBBiamo il cuore che raggiunge un numero di Battiti che mai avremmo potuto immaginare.
Tutto questo perché aBBiamo scelto.
Scelto di credere in qualcosa di nostro, di farci Beffe del tempo che passa e della vita che diventa ogni giorno più complicata, di correre per raggiungere un oBiettivo lontano molti mesi e chilometri. ABBiamo scelto la fatica, il sudore che imBratta la maglia della nostra squadra, la nostra corazza, e che diventa sempre più pesante dopo ogni singolo giro di campo, dopo ogni scatto per provare a fare gol, per fermare l’attaccante o per lanciarci in tuffo a deviare il pallone destinato all’angolino.
ABBiamo scelto i nostri sapori e i nostri odori che ci riempiono le giornate, dall’erBa tagliata di fresco al rancido puzzo dal profondo del Borsone prima dell’allenamento. E poi c’è l’olio canforato per i massaggi, la vaselina per ammorBidire le scarpe nuove, la Birra fresca che ci aspetta al termine della seduta.
ABBiamo scelto di farci un po’ male, infatti sappiamo tutti che affronteremo giorni duri e sconfitte Brucianti. Ma non ci spaventa. Perché dopo la tempesta uscirà ancora una volta il sole, e chi lo avrà meritato potrà goderselo.
ABBiamo scelto di essere calciatori nel cuore e nell’anima, lontano dai riflettori e dai grandi palcoscenici. Ed è molto più duro ma molto più gratificante così. ABBiamo scelto gli applausi dei nostri compagni di squadra, non quelli dei tifosi che affollano i grandi stadi.
ABBiamo scelto tutto questo perché il calcio rappresenta la parte migliore della nostra esistenza.
Non è un gioco. Per noi è davvero tutto.
 
Sacrificio per molti vuol dire perdita, in un mondo che dice che possiamo avere tutto… ma io credo che il vero sacrificio sia una vittoria, perché richiede una nostra liBera scelta per rinunciare a qualcosa che si ama, per qualcosa che si ama più di se stessi. Non voglio mentirvi, è un rischio

Il sacrifico non allevierà il dolore della perdita ma vincerà la Battaglia contro il rancore, il rancore che oscura la luce su tutto ciò che ha davvero valore nella nostra vita.” 

…CHE DIRE SIGNORI MIEI…

Benvenuti in Serie B

La B....romozione - News
Promozione in serie B

Pulizia dell’Oratorio

La pulizia dell’oratorio è stata iniziata da alcuni ragazzi della squadra.

In vista della nuova stagione e del torneo di metà settembre, i “calciatori” si sono ritrovati un sabato mattina per dare una sistemata e una pulita al campo.
Ma non solo, l’intero oratorio è stato pulito dalla sporcizia e dalle erbacce che crescevano intorno al campo, davanti alla griglia e vicino al partèr.

Sotto alcune foto che i ragazzi si sono divertiti a scattare durante le pulizie…